
Mercoledì 30 marzo 2011
Ho trovato, per puro caso (tipico esempio di serendipità) dentro un portadocumenti che non aprivo da decenni, il libretto del mio Interrail: era il 1979, ero ancora minorenne e, per quasi un mese, ho girato mezza Europa.
Il libretto è tutto sporco e sgualcito, non tanto per i trenta e più anni passati, quanto per il massacro che ha subito durante quel mese di viaggio, dentro e fuori dalle tasche dei jeans neanche loro tanto puliti, probabilmente luridi.

Quanti ricordi mi saltano alla mente sfogliandolo! Sono passati solo 30 anni e il mondo ha subito più trasformazioni in questi pochi decenni che nei 100 anni precedenti. Visto con gli occhi di oggi, quel viaggio potrebbe sembrare una vera avventura quasi verso l’ignoto. Erano decisamente altri tempi. Il futuro sembrava alle porte: in TV trasmettevano Spazio 1999 ed eravamo tutti convinti che, nel giro di una ventina d’anni, i viaggi verso la Luna sarebbero stati un fatto di routine. Non esistevano i cellulari, Internet non era neanche nell’anticamera del cervello, non c’erano bancomat o carte prepagate. Eppure era un altro vivere: non lo sto dicendo da vecchio matusa che rimpiange i bei tempi passati, vivo benissimo il presente e ritengo di essere molto più moderno e dentro l’oggi di tanti ragazzini. La fine degli anni ’70 è stata, storicamente, una fase difficilissima: eravamo proprio dentro gli anni di piombo, l’economia arrancava ed eravamo da poco usciti dall’austerity, politicamente eravamo in piena Prima Repubblica, mancavano ancora 10 anni alla caduta del Muro di Berlino e alle conseguenze che questo fatto avrebbe portato. Eppure c’era una maggiore spensieratezza o probabilmente era la nostra giovinezza che ci faceva sentire così. Siamo partiti in tre, con Mario (riposi in pace) e Pierantonio, e tornati in due: niente di grave, solo un febbrone ha costretto Pierantonio a prendere il primo aereo da Londra e tornare a casa. Una tenda canadese da due posti, uno zaino in spalla con dentro poche cose, un sacco a pelo erano tutto il nostro bagaglio; pochi, pochissimi soldi in tasca ma tanto, tantissimo entusiasmo. Nessun programma prestabilito, si decideva di giorno in giorno quale sarebbe stata la tappa successiva. Nessuna guida, solo una mappa dell’Europa per poterci orientare. Nessun dizionario, ci arrangiavamo come potevamo. In linea di massima, alternavamo una notte in campeggio con una in treno, per risparmiare, e distendevamo i sei sedili della cabina ricavando così un comodo letto a tre piazze: non importava chi ci dormiva accanto. La nostra unica alimentazione era rappresentata da panini, 27 giorni di panini, patatine fritte e grandi boccali di birra… e nessuno di noi è finito alcolizzato, anzi io sono diventato astemio: sono partito che pesavo 65 kg e quando sono tornato ero 58. Riporto questi fatti solo per arrivare ad una considerazione: nonostante questo modo di vivere apparentemente dissoluto, promiscuo, incosciente siamo partiti che eravamo bravi ragazzi e siamo tornati ancora bravi ragazzi, certamente più consapevoli e ricchi dentro. Eravamo stati educati con dei veri valori, si può dire lo stesso dei giovani d’oggi? Abbiamo fatto tante cazzate durante quel mese da leoni ma siamo tornati integri. Siamo sicuri che oggi, con tutte le attenzioni che ci sono verso i minori e l’iperprotezione da parte della società e della legge, si riescano ad ottenere gli stessi risultati di una volta? Forse no. Probabilmente bisognerebbe rivedere il tutto a partire dalla base: l’educazione, appunto. La famiglia, la scuola, la società non sono più in grado di educare i ragazzi. E questo sì che è un discorso da vecchio!