
Mercoledì 30 marzo 2011
Come ho scritto nel post precedente, è stata un’avventura, il viaggio in sé non era importante, né tantomeno le tappe, tutto questo è stato il mezzo per realizzare un fine. Non c’erano velleità culturali o antropologiche o sociologiche. In fondo è stata solo una sfida con noi stessi, una voglia di sentirci finalmente grandi e capaci di sfidare il mondo, un paletto che sancisse il nostro definitivo distacco dall’infanzia e dall’adolescenza.
Nonostante questo, riporto le tappe di questo viaggio verso l’età adulta così come sono scritte nel libretto, con l’aggiunta di quei pochissimi ricordi, turistici e non, che sono rimasti impressi nella memoria a distanza di 30 anni.

7 agosto 1979 – Padova / Wien
Ricordo l’Orient Express, fermo alla stazione di Venezia, bellissimo con le sue carrozze blu decorate con stemmi dorati, con il red carpet per far salire i passeggeri. Durante la sera, quando è già buio, comincio a conversare nel corridoio con un giovane uomo canadese, che poi si qualifica come prete, giusto per tenere in allenamento il mio inglese. Mi invita a prendere un caffè. Mentre ci avviamo verso la carrozza ristorante, giunti all’altezza del bagno, cerca di spingermi con forza all’interno. Mi divincolo e lo sbatto a terra. La stessa cosa si sarebbe ripetuta esattamente 10 anni dopo, con un alto prelato. Due tentativi di violenza nella mia vita, ambedue da parte di uomini del clero. Vogliamo parlarne?
Vienna: che città da vecchi! Così mi è sembrata, vista con gli occhi di un 17enne. Comunque mi sono divertito da matti al Prater sulle montagne russe, prima volta in vita mia: titubante all’inizio, incapace di fermarmi poi. Botta di culo: all’ufficio cambi del campeggio, l’impiegato scambia gli scellini austriaci, che stavo cambiando in marchi tedeschi, per non so quale valuta e mi ritrovo con 100.000 lire in più circa. Il mio primo impulso è stato quello di far notare l’errore poi, da bravo ragazzo, divido il surplus con i miei compagni di viaggio. Con 30.000 lire a testa campavamo 4 giorni.
8 agosto 1979 – Wien / Hamburg
Amburgo? Cos’è Amburgo? Io ricordo solo St. Pauli, il quartiere a luci rosse. Tre teenagers con l’ormone impazzito dentro e fuori dai sexy shop, alla scoperta di un mondo tabù e per questo ancora più affascinante… allora il mercato del sesso non era così alla portata di click come oggi! Avevamo solo un giro sottobanco di riviste sporche, procurate chissà dove e chissà da chi, che tenevano accuratamente nascoste dentro le custodie degli LP… e non siamo diventati né ciechi né pervertiti!
10 agosto 1979 – Hamburg / København
Copenaghen, città fredda, non per il clima: vuota, deserta, pulitissima, assolutamente asettica… mi era sembrata un plastico. Nessun ricordo a parte la Sirenetta: una statuetta minuscola su uno scoglio a pochi metri dalla riva. Quando la vedevo in foto mi sembrava gigantesca e in mezzo al mare: che delusione! Abbiamo dormito per terra, dentro la stazione, come dei senzatetto, non ricordo proprio perché.
12 agosto 1979 – København / Helsingør / Hillerød / København
Ho ancora impresse nella mente la magnifiche distese di conifere verdissime e la costa selvaggia. A un tiro di schioppo si poteva vedere la costa della Svezia che non potevamo però raggiungere perché, se non ricordo male, all’epoca serviva il passaporto e noi viaggiavamo solo con la carta d’identità. E il maestoso castello di Amleto.
12 agosto 1979 – København / Amsterdam
E’ stata la città che più mi ha impressionato di tutto il viaggio: i suoi canali, le facciate delle case, piazza Dam con i suoi freakettoni, le signorine in vetrina, la marea di biciclette. Ricordo ancora quanto la considerassimo cara rispetto alle altre e ciò ci costrinse a ridurre ulteriormente le razioni alimentari.
15 agosto 1979 – Amsterdam / Rotterdam / Amsterdam
Una tipica città portuale.
16 agosto 1979 – Amsterdam / Koog-Zaandijk / Amsterdam
Un bellissimo villaggio con tanti mulini a vento, casette colorate e artigiani che intagliavano i tipici zoccoli in legno: impossibile non comprarli,avrebbero penzolato dallo zaino per il resto del viaggio, sbattendo come nacchere.
16/17 agosto 1979 – Amsterdam / Paris / London
Torno a Londra per il sesto anno consecutivo: ormai è la mia seconda casa. Andiamo subito a Catford Bridge per salutare la famiglia che aveva ospitato me e Pierantonio l’estate precedente: ci obbligano ad accettare la loro ospitalità per il periodo della nostra permanenza in città e ci mettono a disposizione una stanza dove dormire e soprattutto un bagno, con la moquette alta 10 cm, dove poterci finalmente ripulire per bene. Ci fanno anche il bucato.Corriamo subito ad un teatro dalle parti di Leicester Square dove l’anno precedente avevo visto la riduzione teatrale di Jesus Christ Superstar: voglio assolutamente rivederlo, avevo pianto calde lacrime quando, alla fine, Gesù Cristo compare sulla scena, salendo da una botola del palco, appeso ad una croce in plexiglass trasparente, sulle note di John 19:41. E chi ti trovo alla biglietteria? La Ale e la Paola, le nostre sorelline: neanche ci fossimo dati appuntamento! Pierantonio si ammala e, nostro malgrado, torna a casa in aereo grazie ai soldi prestati da un amico di famiglia di vecchia data che vive a Londra da decenni. Si spezzano un po’ gli equilibri: quando si viaggia in tre, in caso di scelta, c’è sempre una maggioranza che prevale e che, democraticamente, bisogna accettare. Io e Mario, passiamo i giorni gironzolando per la città: mi piace fare da cicerone, visto che per lui è la prima volta qui. Lo porto anche a Oxford e Windsor. Vedo per la prima volta la Battersea Power Station, la centrale elettrica che è stata rappresentata sulla copertina di Animals dei Pink Floyd pubblicato due anni prima: è un sogno ad occhi aperti, pensavo fosse opera di un grafico ed invece è reale, magica nella sua unicità, con le sue ciminiere a forma di colonne doriche.

21 agosto 1979 – London / Edinburgh
Il viaggio è un piacere per gli occhi: immense distese ricoperte di felci, colline rosa per l’erica fiorita, uno spettacolo! Edimburgo è una città bellissima, un po’ tetra però.
22 agosto 1979 – Edinburgh / Glasgow / Aberdeen / Edinburgh
Glasgow: la città più grigia e sporca di fuliggine che io ricordi. Aberdeen: ricordo solo il tragitto in treno lungo la costa del Mare del Nord, bellissimo.
23 agosto 1979 – Edinburgh / Inverness / Edinburgh
Le Highlands sono una meraviglia: colline verdissime che si specchiano nei tanti piccoli laghi. Raggiungiamo con l’autobus Loch Ness: io e Mario ci sediamo su una panchina tra i resti di un castello diroccato a consumare la nostra cena al sacco. Gli occhi continuano a scrutare la superficie del lago, lungo e strettissimo, alla ricerca della testa del mostro che affiora e la suggestione ci porta a vederlo in ogni onda e in ogni ombra. Si fa buio e non ci sono più mezzi pubblici: torniamo a Inverness in autostop. Telefono a casa: è arrivata la cartolina per la visita di leva. E’ ufficiale: è finita l’era della giovinezza, il momento che temevo da anni è arrivato… adesso però sono quasi indifferente alla cosa. Rientriamo ad Edimburgo nella notte.
24 agosto 1979 – Edinburgh / Liverpool
Ricordi: zero.
25 agosto 1979 – Liverpool / Penzance
Gli uffici di cambio sono chiusi. Entriamo in un hotel per chiedere se gentilmente possono cambiarci un po’ di valuta: il tizio alla reception accende la TV, visualizza una schermata con i tassi di cambio, ricarica di un buon 10% e ci dà le sterline. Mistero. Solo molto tempo dopo realizzerò che quello che avevo visto sullo schermo era il Televideo, che arriverà in Italia molti anni dopo: BBC sempre all’avanguardia! Siamo nella magnifica Cornovaglia: andiamo a St Michael’s Mount, l’omologo inglese di Le Mont Saint-Michel in Normandia. Verso sera ci spostiamo a Land’s End: vedrò, negli anni seguenti, tanti tramonti in tante parti del mondo ma quello resta in assoluto the very best one.
26 agosto 1979 – London / Paris
Arriviamo a Parigi via Dover/Dunkerque. Il campeggio è a Bois de Boulogne, in una bellissima area molto attrezzata. Utilizzeremo Parigi come base per veloci spostamenti in altri stati vicini. Per quanto stupenda, questa città non riesce a coinvolgermi. Credo esistano due fazioni: quella dei londinesi e quella dei parigini. Ci tornerò altre quattro volte nei 5 anni successivi ma sarà sempre così.
28 agosto 1979 – Paris / Bruxelles / Paris
Unico ricordo la Grand Place, bellissima e piena di fiori. E chissà perché ho il ricordo di un’esplosione, la scoppio di una bomba: all’epoca comunque le bombe erano all’ordine del giorno.
29 agosto 1979 – Paris / Luxemburg / Paris
Il Granducato mi è piaciuto tantissimo e ci ritornerò 4 anni dopo in macchina.
30 agosto 1979 – Paris / Lourdes
Il grande mistero di questo viaggio: avevamo preso il treno per Bordeaux (chissà perché proprio Bordeaux) e ci siamo ritrovati a Lourdes!Guidati forse da un inconscio desiderio di purificazione? Non lo saprò mai. Non abbiamo trovato un campeggio e abbiamo piantato la tenda nel giardino della piscina comunale, aspettando che da un momento all’altro qualcuno ci facesse sgomberare, cosa che non è successa. Da agnostico, sono stato davvero toccato dalla sofferenza e dalla fede dei malati all’interno del recinto della Basilica. Sono stato altrettanto colpito ma questa volta nauseato dalla mercificazione dell’immagine della Madonna all’esterno.
31 agosto 1979 – Lourdes / Geneve
Comincia, finalmente, l’avvicinamento verso casa: siamo stanchi e abbiamo finito i soldi. Ginevra è una bellissima città in una posizione geografica invidiabile. Sprizza ordine, pulizia e ricchezza da ogni parte la si guardi. Il jet d’eau in mezzo al lago è incredibile.
1 settembre 1979 – Geneve / Lausanne
Ricordi: zero. Forse “non ci vedo più dalla fame” come recita la pubblicità delle merendine.
2 settembre 1979 – Geneve / CASA
Io e Mario ci salutiamo davanti alla stazione come se fossimo di ritorno da un pomeriggio passato a Venezia. Non eravamo ancora consci di quanto quest’esperienza ci avesse fatto crescere e forse cambiato.
27 giorni, a spanne 11.000 chilometri in treno più parecchie centinaia a piedi a spasso per le città d’Europa. Un’esperienza che tutti dovrebbero fare una volta nella vita, soprattutto da giovanissimi. Peccato che non avessero ancora inventato le fotocamere digitali per poter avere una testimonianza in più di quest’avventura… o forse è meglio così, lasciare tutto in sbiaditi ricordi nella memoria, quasi fosse stato solo un sogno, un gran bel sogno.