Kanchanaburi: Erawan Falls e Ponte sul fiume Kwai

Venerdì 27 gennaio 2006

Giornata intensa oggi: il pulmino passa prenderci alle 8. Prima tappa: Erawan National Park, a circa 70 km da Kanchanaburi, il parco più visitato della Thailandia e probabilmente anche il più bello. Lo scopo principale della visita al parco sono le Cascate di Erawan che si sviluppano in 7 livelli diversi e formano, alla fine di ogni salto, delle piscine naturali dove è possibile fare il bagno.

Prendono il nome da una figura mitologica hindu, l’elefante bianco a tre teste, in quanto si dice che i 7 salti ricordino appunto questa creatura. Il livello superiore si raggiunge attraverso un percorso trekking piuttosto facile (se lo dico io, dovete assolutamente crederci) di circa 1.5 chilometri. Il percorso si sviluppa in parte all’interno della fitta vegetazione della foresta, dove si vedono e si sentono le scimmiette saltare da un ramo all’altro, in parte costeggiando la cascata o attraversandola sopra ponticelli di legno. Anche se adesso è la stagione secca, lo spettacolo è davvero incantevole. L’acqua è azzurra e trasparente: Ivan non ci pensa due volte e si tuffa in una vasca. Dopo aver insistito un bel po’ (grazie per averlo fatto!), anch’io decido di spogliarmi e di buttarmi in acqua. E’ una sensazione bellissima, l’acqua è calda ed è divertente lasciarsi scivolare sulle rocce sdrucciolevoli.

Tra una cosa e l’altra, ormai sono passate 3 ore da quando siamo entrati nel parco. E’ ora di pranzo che consumiamo in un ristorante del parco: yellow noodles e pollo al curry. E ora è la volta dell’Elephant Riding, la passeggiata sull’elefante, al Kanchanaburi Elephant Camp. Gli elefanti sono una componente importante nella vita quotidiana dei thailandesi. Sono molto più piccoli di quelli che ho visto in Kenya l’anno scorso e hanno le orecchie (relativamente) minuscole. Veniamo fatti salire su una piattaforma sopraelevata e da qui calati su una panchina attaccata alla schiena del povero elefante. Al nostro manca pure una zanna. Ivan decide di scendere dalla panchina e di mettersi alla guida seduto sulla groppa come i veri portatori locali: momento di panico! Dopo una passeggiata tra palme e siepi di azalee, ci immergiamo nel fiume Kwai: mi aspetto, da un momento all’altro, che l’elefante ci annaffi con le sua proboscide come nella più classica tradizione!

Scesi dall’elefante, “reso felice dall’assistente” (la sera, riguardando le foto scattate, ne abbiamo trovata una, come dire, insolita), ci fanno indossare i giubbotti di salvataggio (?), degli straccetti che non terrebbero a galla neanche un bimbo di 5 kg, per iniziare l’avventura del Bamboo Rafting. Ok, non pensate subito alle rapide e ai gommoni: si tratta semplicemente di una mezz’ora di placida navigazione sul fiume Kwai. Il fiume è lento e la navigazione tranquilla anche se la nostra zattera è completamente sotto il livello dell’acqua: Pesiamo troppo? I due tedeschi seduti davanti non aiutano e noi non siamo certo dei pesi piuma, anzi !!!

Inizia ora la parte storica del tour odierno, strettamente legata alla Seconda Guerra Mondiale. Veniamo portati alla Stazione di Wang Pho da dove parte un trenino turistico che, per raggiungere Kanchanaburi, percorre un tratto della Ferrovia Birmana meglio nota come Ferrovia della Morte. Questa ferrovia, lunga oltre 400 km, venne fatta costruire dai giapponesi per collegare la Thailandia alla Birmania (ora Myanmar, dal quale distiamo appena 20 km) in modo da garantire un veloce percorso ai rifornimenti militari necessari per la conquista dei paesi asiatici ad ovest della Thailandia, già occupata dal 1942. Durante la costruzione della ferrovia morirono circa 16.000 prigionieri di guerra oltre a 90.000 lavoratori locali, da qui in nome. Dalla stazione di Wang Pho, si può percorrere un tratto di ferrovia a piedi (facendo attenzione ai treni!) camminando proprio sui binari sospesi su un’esile impalcatura di legno, più volte crollata durante la costruzione, chiamata anche, per questo motivo, “il castello di carte”. Vicino alla stazione c’è anche una piccola caverna con molte statue di Buddha dorate di diverse dimensioni, la Krasae Cave. Saliamo sul trenino, saremo 200 per vagone: peccato, riesco a vedere solo piccoli scorci del magnifico panorama a strapiombo sul fiume. Il viaggio dura più di un’ora prima di arrivare a Kanchanaburi.

Arriviamo al Ponte sul fiume Kwai. Una lapide un granito nero riassume, in lettere dorate, la storia del ponte e delle tante vite perdute per la sua realizzazione: commovente. E’ stato bombardato e ricostruito diverse volte durante la guerra.

Ci riportano in hotel, dopo essere passati per il Cimitero Militare e dopo avere lasciato i nostri compagni di avventura in magnifici resort in mezzo alla campagna vicino al fiume. Una giornata FANTASTICA: ritengo di essere stato estremamente fortunato di avere trovato quel link su internet durante la preparazione di questo viaggio. Cena al solito saloon-country-thailandese.

Kanchanaburi non offre molto la sera, almeno nella nostra zona: con sorpresa,  per caso, scopriamo il mercato notturno non lontano dall’hotel. Alle 11 di sera i banchi sono già perfettamente allestiti. Un vero tripudio di colori!

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