
Sabato 4 febbraio 2006
Oggi è l’ultimo giorno di questa vacanza, stasera abbiamo il volo per Bangkok e, da qui, per Malpensa. Queste giornate a Phuket, come ho già scritto, sono state tranquille e serene. E’ molto strano, per il mio carattere, che non sia subentrata la noia. Quattro mesi fa, a Sharm, è stata un po’ dura riuscire a finire la settimana: i villaggi-vacanza non fanno decisamente per me!
Se non fosse stato per le poche escursioni fatte, sul Mar Rosso e dintorni, mi sarei davvero rotto le scatole. Qui invece, il relax è stato totale: tra bagni di sole, tuffi in mare, pennichelle pomeridiane, i giorni sono letteralmente volati. Probabilmente ha influito molto il fatto di avere una camera “indipendente” che ho vissuto un po’ come casa mia. Phuket avrebbe sicuramente offerto altre cose da vedere: ogni giorno siamo stati quasi sul punto di andare a Phuket Town, dove sembra ci sia un bel mercato, ma alla fine abbiamo sempre desistito. Ivan ha provato il massaggio thai: sotto un gazebo, nel giardino del resort, delle potenti donnone lo hanno sottoposto a vere torture con tanto di ginocchia puntate sulle schiena e maneggiamenti pesanti, un peccato non aver scattato qualche foto! Oggi è una giornata particolarmente calda e passiamo la mattinata a fare gli ultimi acquisti nei negozietti della zona: lampade, tovagliette da colazione e ciotole in legno, t-shirt. Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’aeroporto per volare a Bangkok Don Muang. Qui dobbiamo aspettare più di quattro ore la coincidenza per Malpensa. L’aeroporto è immenso e mi sembra strano che, a fine anno, verrà sostituito dal nuovo Suvarnabhumi a sud della città. Il corridoio del duty free sarà lungo chilometri ed è un continuo susseguirsi di boutiques delle marche più prestigiose. Ogni 200 metri c’è una camera a gas nel vero senso della parola: minuscole stanze in vetro, senza aspiratori, dove è possibile fumare: c’è una fitta nebbia all’interno e i viaggiatori scattano foto dall’esterno come alle scimmie in gabbia! Arriviamo a Malpensa alla mattina e, appena sceso dall’aereo mi rendo conto di quanto sono abbronzato: i miei gatti ci hanno messo due giorni a riconoscermi! Anche questa è fatta e, lasciatemelo dire: