
Giovedì 17 febbraio 2005
Giornata completamente dedicata al relax per riprenderci dalla fatica del viaggio. Ormai si è formato un gruppetto, piuttosto eterogeneo, con il quale condivideremo il resto della vacanza. In tarda mattinata, dopo una buona colazione, facciamo un salto in spiaggia con la jeep: lungo le poche centinaia di metri di strada sterrata, parecchi giovani se ne stanno radunati attorno a vecchi pneumatici in fiamme.
Malindi sembra essere una città non molto sicura. Il sole picchia forte – siamo poco sotto l’equatore – e la spiaggia è completamente deserta. Il resort ha una struttura, che funge da bar, e fornisce lettini in legno di palma e ombrelloni intrecciati. Resistiamo non più di un’ora, con addosso una protezione solare praticamente a schermo totale (by the way, grazie a chi me l’ha spalmata in modo non uniforme: stasera sembro una zebra con ben evidenti gli stampi delle manine bianchi rispetto al resto bordeaux!). Pomeriggio passato tra bagni in piscina e lunghe chiacchierate stravaccati su meravigliosi letti coloniali sotto la copertura in makuti.
Prima di sera, nonostante gli avvertimenti, ci incamminiamo verso il centro del paese, forti del fatto che l’unione fa la forza. L’attività commerciale più fiorente è quella della lavorazione del legno: parte la caccia al souvenir. Chi ordina portachiavi da muro, chi targhette per la porta personalizzate, chi compra statue in ebano (?) di animali, chi addirittura scudi masai a grandezza naturale (voglio proprio vedere come farà a caricarlo sull’aereo!): io passo.
Qui a Malindi, all’equatore, dove il giorno è pari alla notte tutto l’anno, il sole tramonta alle 18:00. E’ un po’ lungo tirar tardi (evitando attentamente di assistere ai tristi spettacoli dell’animazione!): la compagnia è comunque simpatica ed è piacevole stare a chiacchierare. Domani all’alba si parte per il safari: sono emozionato!